Valutazione danno biologico

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Il danno biologico consiste nella menomazione permanente e/o temporanea dell'integrità psicofisica della persona. Esso comprende gli aspetti fisico-personali, dinamico-relazionali, passibili di accertamento e di valutazione medico legale. Si esclude in questa valutazione ogni riferimento alla riduzione della capacità lavorativa e della capacità di produrre reddito. Spesso le definizioni  di danno biologico, danno alla salute, danno alla validità psico-fisica, sono usati come sinonimi in ambito giuridico e nella pratica peritale. Il danno biologico, insieme al danno estetico e al danno morale  è compreso nel concetto giuridico di danno non patrimoniale, e viene definito come “danno a quel bene individuale e personale che è lo stato di salute” che costituisce un diritto della persona, la cui tutela è garantita dalla stessa costituzione italiana.

Quindi distinguiamo il danno biologico dal danno permanente alla validità psico-fisica che incide sulla capacità lavorativa e sulla capacità di produrre reddito.

Il giudizio definitivo sulla valutazione del danno biologico spetta al magistrato, che si avvale in genere della perizia degli ausiliari, periti medici consulenti da lui nominati d’ufficio, in grado di redigere, nella loro qualità di medici esperti, una preventiva indagine medico legale. Con il termine danno biologico si esprime un concetto  medico legale, e si valutano le menomazioni che hanno determinato pregiudizio all’incolumità e all’integrità psico-fisica e dinamico-relazionale preesistente, indipendentemente da qualsiasi riferimento alla capacità di produrre reddito.

Per il diritto italiano il danno biologico consiste nella menomazione dell'integrità psico-fisica della persona, da cui derivi una compromissione delle attività vitali del soggetto, considerate nel loro senso più ampio. La valutazione di tale danno comprende anche il concetto di “perdita di chance” cioè perdita di possibilità di opportunità di sopravvivenza in condizioni di salute migliori, fino ad arrivare al più grave e totale danno biologico che è il danno tanatologico, cioè la perdita della vita.

Il danno non patrimoniale è sempre risarcibile purché sia possibile dimostrare l’esistenza del nesso di causa tra evento lesivo e il danno biologico che ne è derivato. Ciò che maggiormente acquista importanza in sede valutativa è l’aspetto funzionale e dinamico-relazionale del nocumento patito, cioè le ripercussioni negative o peggiorative che il danno biologico obiettivato, inteso nel suo significato anatomo-funzionale e clinico, ha sul modo di essere e quindi sulla salute della persona.

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